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  Ricevette la chiamata in ufficio. Era una mattinata fredda ma completamente aperta, un cielo da zucchero filato. Lungo il perimetro del computer aveva attaccato dei post-it con le incombenze principali: quadrature, buste paga dei supermercati, flussi Uniemens. Sul dekstop era rimasto soltanto un naso di Flavia e un occhio di Elisa che la guardava dritta tra i file exel.
    «Hai sentito dell’ispezione da Artemide?» Carla si era allungata sulla sedia scorrevole come se le ruote fossero rotte.
    «Non me lo dire, che oggi non è aria» sapeva bene che un’ispezione avrebbe significato ricontrollare tutti gli inquadramenti, i rigonfiamenti per le trasferte simulate, e poi c’era la storia del disabile, maledizione il disabile.
    «Aspetta, ma poi il disabile l’hanno preso?»
    «È quello il punto, se ci metti anche tutto il resto rischiano cinquecentomila euro di sanzioni. Non ho fatto precisamente i conti, ma siamo lì.»
Inizia a strappare tutti i post-it come se eliminarli significasse avere più tempo a disposizione per gestire la cosa.
    «Giulio vuole che te ne occupi tu.»
    In quel momento ricevette la chiamata.
Non accadeva che il fratello la chiamasse in ufficio da dopo il divorzio.
    «Che c’è, Robe?»
    «Ciao Nic, papà… beh, dicono che è stato talmente veloce che non se n’è nemmeno accorto.»
    «Non si è accorto di cosa?»
    «Non ricordo il nome preciso ma…»
    «Il nome di cosa, Robe?»
    «Papà è andato, Nic.»
In quel momento entra Giulio nella stanza e gli fa cenno di attaccare ma lei rimane con il telefono incollato all’orecchio. Finché non poserà la cornetta resterà tutto uno scherzo del fratello idiota, del fratello spostato, del musicista fallito pieno di debiti e mantenuto ancora dai genitori. No, da ora solo dalla madre.
    «Credo che sia morto mio padre.»
    «Cavolo Nicole, mi dispiace. Vai pure, certo. Domani mattina ce la fai a essere qui per le 09.30 così vediamo insieme quella cosa di Artemide?»
    Dopo l’ospedale accompagnò la madre a casa. Solo loro due. Era stato lui a costruire quasi tutti i mobili. Da ragazzo aveva trovato un falegname che gli aveva insegnato i ferri del mestiere. A fine anni Settanta vivere in un paesino delle Marche voleva dire non avere molte possibilità. Così lui scriveva tutto in un quadernino ed era finito che si era aperto una bella attività in paese. Aveva anche esportato il marchio e si era trasferito a Roma.
Anche lei ci aveva provato, ma con i gioielli. Si era aperta un piccolo laboratorio di bigiotteria vicino casa. Ci metteva cura ma non vendeva granché. Cinque pezzi al mese, non di più. E poi da quando era rimasta sola non avrebbe avuto tempo di gestire tutto con le bambine.
Si era aperta un canale social dal nome le perle di nicole. Così avrebbe potuto gestire tutto da casa, la sera dopo aver messo a letto Flavia ed Elisa. Profilo pubblico e tono fintamente ironico. Insomma tutto il pacchetto. Aveva imparato che era quella la chiave del successo. Ma forse sbagliava, visti i risultati.
    Nella casa c’era ancora l’odore di cumarina e pepe nero del padre. Avrebbe voluto avere anche lei un quadernino ora, e trascriverne tutti gli ingredienti per non dimenticarli.
    «Voleva che avessi questi» la madre le porse due fogli. Uno era un assegno, l’altro una lettera.
    «Ha sempre voluto che ti aprissi un’attività e ti licenziassi da quell’ufficio. Ora puoi farlo.»
Non riusciva a prendere in mano quei fogli, così la madre continuò. «Aveva fatto anche uno studio di mercato, sai com’era. Un cliente architetto gli aveva detto che non puoi iniziare niente se non ti fai seguire da una agenzia» poi posò i fogli sul mobile del salone. Da un cassetto ne estrasse un biglietto da visita.
    «Chiamale, sono il meglio.»
    Sopra il biglietto c’era scritto: Nose Agency.
    Quella sera stessa, dopo aver messo a letto le bambine, andò al computer e digitò il nome dell’agenzia. Il motto la intrigò, una rivisitazione del chiacchierato Less is more in Inside is more. Trovò dati, il numero dei progetti seguiti, strategia ed integrità professionale. Poi andò sul “chi siamo”. Due ragazze che dovevano avere la sua stessa età. Credono molto in quello che fanno, si vede. E lei, credeva abbastanza in quello che faceva?
    Aprì la casella di posta. Oggetto: le perle di Nicole.

 

Illustrazione a cura di Simona Bramucci
Testo a cura di Matteo Sarlo